Parmigiana di Melanzane

Tra strati di melanzane (rigorosamente fritte!), salsa preparata con pomodori di stagione, basilico fresco e formaggi filanti si nasconde uno dei piatti più amati della cucina italiana. Le sue origini sono controverse, difficile è ricostruirne la storia,  tanto che Campania, Sicilia ed Emilia Romagna si contendono la paternità. Il termine "parmigiana" rimanda subito al Parmigiano Reggiano, formaggio tipico dell'Emilia Romagna, ma secondo il dizionario Devoto-Oli, il termine significa "cucinare alla maniera dei parmigiani", ossia degli abitanti della città di Parma, e vuol dire cucinare dei vegetali a strati...

Ris e vartis ossia risotto ai germogli di luppolo selvatico

Da quando cucinare è diventato anche il mio lavoro, il tempo per il blog si è quasi azzerato. Niente più esperimenti nella cucina di casa, niente più set fotografici improvvisati negli angoli più improbabili, niente più notti passate a scrivere ricette o a raccontare storie di cibo o di tradizioni. Tanto che mi sono dimenticata di postare questa stupenda ricetta tipica della zona tra Parma e Piacenza, realizzata con i germogli di luppolo selvatico, che si possono raccogliere solo in primavera, indicativamente tra marzo e maggio. Una ricetta che merita di essere condivisa, in quanto è portavoce di quella genuina semplicità che ha sempre caratterizzato la cucina povera, fatta di gesti, di abitudini tramandate nel tempo, di un intimo equilibrio tra l'uomo e le risorse offerte dalla natura...

Torta Susanna: la crostata golosa di Parma

Adoro questa torta fantastica per tanti motivi: per la sua soffice crema di ricotta, per il delizioso strato di cioccolato fondente, per la base di friabile pasta frolla, per avere il mio stesso nome e, infine, per essere originaria di Parma, la mia città. Chi l'abbia inventata, dove e quando non ci è dato saperlo, o almeno non esistono fonti ufficiali in merito, ma sono sicura che qualche famiglia, o qualche ristoratore, ne conosca la vera leggenda....

I Canestrelli di Alessandra per ritornare in cucina ed inaugurare il nuovo anno

In questo nuovo anno mi ci sono ritrovata, non so spiegare come, ma mi ci hanno trascinata gli eventi, i giorni, i pensieri e, mio malgrado, anche le notti tra incubi e deliri dovuti alla febbre. Per noi ormai è un must, se non passiamo le festività natalizie a letto con qualche malanno, non siamo mica contenti! Quindi il Natale è arrivato, ed è pure passato, così come Capodanno, ed io nemmeno me ne sono accorta. Il mio blog era ormai abbandonato da tempo, sentivo la sua tristezza ed il suo lamento. In mezzo alla mia confusione, alla mia vita in disordine, ai miei pensieri uno accavallato sull'altro, alla mia stanchezza, il blog mi chiamava...

Gli amaretti di Nicola per Quanti modi di fare e rifare

Finalmente torno a partecipare all'appuntamento mensile con la cucina aperta di Quanti modi di fare e rifare, questa volta con una profumata ricetta dolce, gli amaretti di Nicola e Clara, amici no-blogger della Cuochina e delle carissime Anna e Ornella. Per quanto il blog rappresenti per me un un importante momento di crescita, di studio e di libero sfogo della mia creatività, il tempo che riesco a dedicarvi spesso è limitato. Così capita raramente che riesca a pubblicare più di un paio di articoli al mese, nonostante la mia attività ai fornelli produca un numero sicuramente più elevato di ricette. E' sufficiente che alcuni impegni di famiglia si accavallino, o che ci si ritrovi tutti alle prese con i virus che arrivano dalla scuola materna, e il blog finisce per restare in stand by anche per settimane. Quindi sono doppiamente felice di essere di nuovo qui a cucinare tutti insieme, e di farlo con una ricetta della tradizione: gli amaretti.

Di tortelli d’erbette, di ravioli, di cucina parmigiana e di altre storie

Oggi sono praticamente sinonimi: magari hanno forme diverse o cambiano nel ripieno, ma i nomi sono di fatto intercambiabili. Parlo dei “tortelli” e dei “ravioli”. Ma in origine non era così. Nel Medioevo, quando fu inventata la pasta ripiena, con la parola "Tortello" veniva indicato l'involucro di pasta esterno. Il termine derivava da "torta", una specialità gastronomica dell'epoca, geniale invenzione per racchiudere, cuocere e trasportare il cibo dentro una crosta di pane poco lievitata, spesso dura ed immangiabile. In una civiltà che stava nel frattempo sviluppando la cultura della pasta, nacque in modo naturale l'idea di utilizzarla, dopo averla ritagliata in piccoli pezzi, per contenere ripieni ed ingredienti di vario genere

Ossa dei morti di Parma per il Calendario del Cibo Italiano

Fin dalla notte dei tempi, in diverse parti del mondo, si è andata sviluppando una stretta relazione fra morte e cibo; le motivazioni per cui il cibo ha assunto grande importanza in tale contesto variano da cultura a cultura. Tra Romani, Greci, Etruschi e in tutto il bacino del Mediterraneo, esisteva un linguaggio alimentare specifico, fatto di riti ancestrali. Il banchetto funebre non era solo un rituale religioso, ma in primo luogo una tradizione, volta ad onorare i morti, come se fossero ancora in vita. Il cibo veniva preparato con amore, così che il defunto si sentisse ancora benvoluto e parte integrante della famiglia.

Torta ladina di Grano Saraceno con confettura di ribes rossi per il Calendario del Cibo Italiano

Per me, che sono un'amante della montagna, in particolar modo delle Dolomiti, e che ho passato le vacanze degli ultimi vent'anni quasi sempre in Trentino, la torta di Grano Saraceno è stato il dolce più ambito durante le soste nei vari rifugi. Non si può non adorare una torta così soffice, con quel suo sapore un pò rustico, conferito dal Grano Saraceno e dalla frutta secca, che viene valorizzato dalla confettura di ribes o di mirtilli. Siccome era da tempo che desideravo prepararla, ho colto l'occasione per dare il mio contributo alla Giornata Nazionale delle Torte di Grano Saraceno , celebrata oggi dal Calendario del Cibo Italiano...

Lo Scarpazoun (ovvero l’erbazzone reggiano) per Quanti modi di fare e rifare

Fino a due settimane fa, quando l'estate stentava a voler arrivare, non ero per niente preoccupata, anzi. Il caldo non lo sopporto, soprattutto quello umido della Pianura Padana, e quando l'aria inizia a diventare pesante perdo ogni energia, mi spengo completamente. Anche cucinare o fare la spesa diventano delle imprese titaniche, e appena riesco cerco di stare lontana dai fornelli. Ma, per non mancare all'ultimo appuntamento con Quanti modi di fare e rifare prima della pausa estiva, mi sono armata di tanta buona volontà ed ho acceso il forno, trasformando la cucina in una sauna, ed ho preparato la mia versione dello Scarpazoun di Daniela del blog Ristorante dai nonni.

I ravioli dolci per il tema del mese dell’MTChallenge n. 57

In molte regioni d'Italia con il termine "ravioli" vengono indicati dei prodotti dolci, confezionati con modalità molto simili a quelle della classica pasta ripiena, da tutti conosciuta come primo piatto. Le varianti di questi appetitosi dolcetti sono infinite ma, ciò che le accomuna tutte, è la presenza di una sfoglia più o meno sottile, piegata su se stessa a racchiudere il ripieno, e ritagliata in tanti quadrati o mezzelune. Presenti da Nord a Sud della nostra penisola, dolci o salati che siano, i ravioli hanno delle origini tanto antiche quanto incerte...