Gli amaretti di Nicola per Quanti modi di fare e rifare

Finalmente torno a partecipare all'appuntamento mensile con la cucina aperta di Quanti modi di fare e rifare, questa volta con una profumata ricetta dolce, gli amaretti di Nicola e Clara, amici no-blogger della Cuochina e delle carissime Anna e Ornella. Per quanto il blog rappresenti per me un un importante momento di crescita, di studio e di libero sfogo della mia creatività, il tempo che riesco a dedicarvi spesso è limitato. Così capita raramente che riesca a pubblicare più di un paio di articoli al mese, nonostante la mia attività ai fornelli produca un numero sicuramente più elevato di ricette. E' sufficiente che alcuni impegni di famiglia si accavallino, o che ci si ritrovi tutti alle prese con i virus che arrivano dalla scuola materna, e il blog finisce per restare in stand by anche per settimane. Quindi sono doppiamente felice di essere di nuovo qui a cucinare tutti insieme, e di farlo con una ricetta della tradizione: gli amaretti.

Di tortelli d’erbette, di ravioli, di cucina parmigiana e di altre storie

Oggi sono praticamente sinonimi: magari hanno forme diverse o cambiano nel ripieno, ma i nomi sono di fatto intercambiabili. Parlo dei “tortelli” e dei “ravioli”. Ma in origine non era così. Nel Medioevo, quando fu inventata la pasta ripiena, con la parola "Tortello" veniva indicato l'involucro di pasta esterno. Il termine derivava da "torta", una specialità gastronomica dell'epoca, geniale invenzione per racchiudere, cuocere e trasportare il cibo dentro una crosta di pane poco lievitata, spesso dura ed immangiabile. In una civiltà che stava nel frattempo sviluppando la cultura della pasta, nacque in modo naturale l'idea di utilizzarla, dopo averla ritagliata in piccoli pezzi, per contenere ripieni ed ingredienti di vario genere

Vade Dietro…la lasagna! Il nuovo libro dell’MTChallenge!

A pochi mesi dall'uscita di TORTE SALATE, seguito da un tour di presentazioni che ha toccato le principali città italiane, oggi siamo orgogliosi di essere nuovamente in libreria con Dietro la lasagna, ancora più bello ed ancora più ricco, contraddistinto da quell'ironia e quella giocosità che ci rende unici. Al suo interno sono presenti oltre cento ricette, provenienti dalla sfida n. 46 del nostro gioco, illustrate dall'immensa Mai Estive, fotografate da Paolo Picciotto (che tutti ci invidiano e che noi ci teniamo ben stretto!), e corredate dai testi usciti dall'inconfondibile penna di Alessandra Gennaro, ideatrice e fulcro dell'MTChallenge.

Ossa dei morti di Parma per il Calendario del Cibo Italiano

Fin dalla notte dei tempi, in diverse parti del mondo, si è andata sviluppando una stretta relazione fra morte e cibo; le motivazioni per cui il cibo ha assunto grande importanza in tale contesto variano da cultura a cultura. Tra Romani, Greci, Etruschi e in tutto il bacino del Mediterraneo, esisteva un linguaggio alimentare specifico, fatto di riti ancestrali. Il banchetto funebre non era solo un rituale religioso, ma in primo luogo una tradizione, volta ad onorare i morti, come se fossero ancora in vita. Il cibo veniva preparato con amore, così che il defunto si sentisse ancora benvoluto e parte integrante della famiglia.

“Sottobosco” ovvero trittico di cavallo ai sapori del bosco per il Master MTC “Alta cucina e salute” (Il lato B12 della salute)

Se pensate che l'MTChallenge sia soltanto la sfida culinaria più famosa del web, vi sbagliate di grosso. Oltre ad una community che ormai vanta circa duecento membri, tra i quali non solo appassionati di cucina, ma anche professionisti e chef in incognito, oltre a dei bellissimi libri di ricette, l'ultimo dei quali edito da Feltrinelli ed esaurito dopo pochi giorni dall'uscita nelle librerie, adesso abbiamo anche i Master. Dopo il successo riscosso dal Master di esordio, chiamato Bake Out, legato alla manifestazione Sweety di Milano, con tema il Pan di Spagna e le naked cake, è arrivato subito il secondo, questa volta con l'accento posto sul ruolo dell'alimentazione nel campo della salute e del benessere.

Tapas multietniche di Gerusalemme per l’MTC n.60

Quando si parla di tapas, stuzzicanti bocconi di ogni sorta di cibo o pietanza, da gustare in una specie di aperitivo itinerante, senza regole né orari, si pensa inevitabilmente alla Spagna, e in modo particolare alla splendida Barcellona. Quindi cosa c'entra Gerusalemme? La colpa di questa confusione è tutta della sfida nr. 60 dell'MTChallenge e della mitica Mai Esteve del blog Il colore della curcuma, che ci ha proposto le tapas, dando libero sfogo alle sue origini catalane. Arrivo come sempre ad un soffio dal termine, e questa volta davvero per miracolo.

#MTC n. 59: Gnocchi al nero di seppia ripieni di baccalà su passatina di ceci ed olio aromatizzato al rosmarino e peperoncino

Dopo essere stata ambasciatrice della Giornata Nazionale degli Gnocchi per il Calendario del Cibo Italiano, non potevo certo esimermi dal partecipare alla sfida nr. 59 dell'MTChallenge, con protagonisti assoluti proprio loro, gli gnocchi di patate, tanto anelati da tutti i partecipanti. Mi dite come si fa a non amarli? Vessillo della cucina italiana, presente in tutte le regioni, dal Settentrione al Meridione, nelle sue mille varianti, è il piatto della festa, del buonumore, delle domeniche passate in famiglia, dei ricordi legati all'infanzia.

Gli gnocchi di patate di Pellegrino Artusi con ragù di luganega per il Calendario del Cibo Italiano

Gli gnocchi hanno un posto speciale nel mio cuore, in quanto rappresentano uno dei ricordi più belli e vividi legati alla mia infanzia e alla cucina. A casa mia le sapienti mani della mia nonna paterna, e della mia mamma, realizzavano gnocchi di vari tipi, da quelli di zucca a quelli di castagne, passando per quelli di ricotta e di semolino. Ma quelli che ho sempre amato più di tutti sono quelli di patate, conditi con un semplice sugo al pomodoro e basilico, con sopra una cascata di Parmigiano Reggiano appena grattugiato. Quelli che rubavo ancora crudi dal vassoio, nascondendomi sotto al tavolo con mia sorella. Quelli della domenica e dei giorni di festa, che ti mettevano di buonumore al primo sguardo.

Panna cotta al Grana Padano su coulis di susine tardive con perle di Malvasia Aromatica e nocciole tostate

Sono felicissima di essere tra i trenta blogger che hanno avuto la possibilità di partecipare a questa nuova occasione offerta da AIFB, per entrare ancora una volta in contatto con le eccellenze di un determinato territorio, per poi trasformarle cercando di valorizzarle in una ricetta. Appena ho saputo di questo nuovo contest ho inviato immediatamente la mia candidatura, senza pensarci due volte, in quanto la cucina piacentina ha molte affinità con quella parmigiana, e i prodotti delle zone comprese tra le rive del Po ed i crinali dell'Appennino Emiliano sono quelli che amo di più, con i quali sono cresciuta.

Torta ladina di Grano Saraceno con confettura di ribes rossi per il Calendario del Cibo Italiano

Per me, che sono un'amante della montagna, in particolar modo delle Dolomiti, e che ho passato le vacanze degli ultimi vent'anni quasi sempre in Trentino, la torta di Grano Saraceno è stato il dolce più ambito durante le soste nei vari rifugi. Non si può non adorare una torta così soffice, con quel suo sapore un pò rustico, conferito dal Grano Saraceno e dalla frutta secca, che viene valorizzato dalla confettura di ribes o di mirtilli. Siccome era da tempo che desideravo prepararla, ho colto l'occasione per dare il mio contributo alla Giornata Nazionale delle Torte di Grano Saraceno , celebrata oggi dal Calendario del Cibo Italiano...